Epoca Fiorucci a Venezia è la mostra da non perdere per ripercorre la storia della moda (pop) in Italia


“Guarda, forse accanto a te c’è un angelo”

Prima dei concept store come li conosciamo oggi, a Milano c’era Fiorucci. Un paradiso in technicolor nel cuore pulsante della città, straripante di moda democratica e avanguardistica. A fondarlo era stato il milanese Elio Fiorucci, nel 1967, al ritorno da un viaggio illuminante nella Londra dei Beatles e Mary Quant.

Nel suo store di Galleria Passarella, progettato dalla scultrice Amalia Del Ponte, fu in grado di trasportare tutta la creatività e il fermento della Swinging London, in una commistione sinergica tra moda e arte, musica e architettura, oggi così attuale e all’epoca così rivoluzionaria. “Volevo cambiare l’indirizzo della moda, includere anziché escludere, selezionare e diffondere con criteri orizzontali e non più verticali”, dichiarerà molti anni dopo.

Con il suo negozio, Fiorucci cambiò il volto di Milano.

Divenne un punto di riferimento per giovani sognatori dall’animo gentile, alla ricerca costante di ispirazione e contaminazioni culturali. E lo stesso avvenne nel 1976 con lo store di New York, in grado di radunare sotto lo stesso tetto personalità come Andy Warhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat e Madonna al pari dello Studio 54.

CA PESARO

A un anno di distanza dal rilancio del brand per opera dei britannici Janie e Stephen Schaffer, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia ha deciso di dedicare una mostra al suo lavoro rivoluzionario. Epoca Fiorucci è il nome della retrospettiva, in scena fino al 6 gennaio 2019, che esplora la creatività dello stilista e cool hunter ante litteram, scomparso a Milano all’età di 80 anni nel luglio del 2015.

Nel percorso, curato da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con Elisabetta Barisoni e la collaborazione di Floria Fiorucci, la sua straordinaria biografia si intreccia con le sue creazioni. Abiti e accessori, ma anche manifesti, documentazioni e gli oggetti più svariati costituiscono quello che Elio definiva un “grande mercato delle idee e delle cose” in un “caos ordinato”.

Un itinerario dai toni pop che si spinge oltre l’estetica per raccontare la filosofia Fiorucci per la quale un negozio non è soltanto un punto vendita, ma: “una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi e anime diverse”.